Storia del Paracadutismo
Il primo prototipo di paracadute venne disegnato da Leonardo da Vinci nel 1485 – primo paracadute di Leonardo.
Sebbene il suo impiego originario riguardasse il mondo subacqueo, la piramide di lino a struttura rigida era stata studiata per frenare la caduta di un corpo, fosse questo in acqua o nell’aria.
I primi veri pionieri del paracadute, comunque, furono Jean Pierre Blanchard, che nel 1785 inventò il primo modello di paracadute, costituito da seta senza alcuna struttura rigida.
Secondo grande francese pioniere del paracadute fu Andre-Jacques Garnerin, il quale testò i suoi paracadute lanciandosi da palloni aerostatici. Fu vittima di un incidente mentre volava con il suo aerostato sopra i cieli di Parigi, e ne uscì indenne proprio per merito del paracadute da lui studiato.
Inizialmente la forma e le dimensioni dei paracadute non consideravano gli effetti della pressione del cono d’aria sottostante che, durante la discesa, creava oscillazioni molto pericolose e in grado di causare malessere e nausea. La soluzione a questo problema venne trovata dal fisico Joseph Jérôme Lefrançois di Lalande che applicò un foro apicale sulla calotta del paracadute per stabilizzarlo durante la discesa.
Dalla fine del 700 fino alla fine dell’800 l’evoluzione del paracadute non si è mai interrotta, fino ad arrivare al 1890 quando Paul Letteman and Kathchen Paulus (quest’ultima è la prima donna paracadutista della storia) sperimentarono l’apertura automatica di un paracadute piegato all’interno di un contenitore di tela, che veniva posto sulla schiena come uno zaino.
L’intraprendenza di due esperti paracadutisti, Grant Morton e il Capitano Albert Berry, permise loro di sperimentare il primo lancio da un aeroplano, avvenuto nel 1911.
Se originariamente il paracadute veniva costruito utilizzando la seta per la vela e il cotone per l’imbragatura, con l’evoluzione della tecnologia e la scoperta di nuovi materiali si è arrivati a costruire vela, funi, sacca e imbragatura in poliammide.
E’ con il dopo guerra che il paracadutismo diviene anche una disciplina sportiva: ciò che si richiedeva ora al paracadute era manovrabilità, maggiore sicurezza e migliori sistemi di apertura.
Nel 1962, infatti, viene introdotto un nuovo tipo di vela a calotta emisferica la quale, grazie a particolari fenditure laterali, permette al paracadutista di poterla direzionare.
Gli studi sull’aerodinamica hanno permesso di arrivare ad ottenere ciò a cui gli amanti del paracadutismo sportivo ambivano: la vela a profilo alare (studiata da Domina Jalbert basandosi sui precedenti studi di Francis M. Rogallo) che garantiva direzionabilità e una discesa planata, con conseguente maggiore precisione in atterraggio e sicurezza.
Ora le vele hanno raggiunto livelli di evoluzione inimmaginabili all’epoca, con vele a porosità zero, per esempio, costruite con materiali quali il silicone, che impedisce all’aria di passare attraverso le fibre del tessuto.

