Un “salto” di qualità grazie al mio viaggio di studio
Spesso quando si sceglie di programmare delle vacanze studio all’estero lo si fa non solo per imparare la lingua, ma anche per acquisire nuovi spunti, nuovi brividi e per cercare di costruire un esperienza che sia la più intensa ed indimenticabile possibile.
Nel mio caso, vuoi per la mia tendenza a vivere uno stile di vita fin troppo tranquillo, avevo bisogno di una extradose delle cose sopra elencate e, per mia fortuna, ho incontrato persone molto più “pazze” di me che mi hanno condotto a raggiungerle.
Inutile elencare la miriade di aneddoti che mi hanno visto protagonista e che, nelle mia consueta quotidianità`, non avrei minimamente approcciato.
Una esperienza che però non mi stancherò mai di raccontare è stata il mio primo lancio con il paracadute. Una cosa lontana anni luce da ciò che la mia mente normalmente concepisce e che non avrebbe mai fatto breccia se non fosse stato per quella fase di euforia che stava dominando quel periodo.
In aggiunta a ciò, ci fu la costante pressione di 3 “svitati” che si lanciavano con il paracadute con la stessa tranquillità di quando porto a passeggio il cane.
Alla fine ho ceduto; da Lione , città che avevo scelto per il mio soggiorno e meta tipica di chi sceglie delle vacanze studio Francia, noleggiammo una macchina per dirigersi nel centro paracadutistico a Gap in Francia, poco dopo il confine con il Piemonte.
Penso che per tutta la durata del viaggio, due ore e mezza circa, il cuore mi batteva almeno il doppio del normale; ero davvero nervoso per quello che mi stavo accingendo a fare. Giunti sul posto, notai con piacere che il centro era attrezzatissimo, perfettamente tenuto ed inserito in un contesto suggestivo. Tutte cose importanti quando decidi di “buttarti ” da un aereo.
Il personale e la gente attorno mi fece subito un ottima impressione; si resero subito conto che ero un novello a causa della totale differenza tra il mio atteggiamento, agitato e serio, ed il loro, sicuro e tranquillo ( e aggiungerei anche un po “folle”).
Ciò che mi aspettava era un salto con istruttore al quale ovviamente ero attaccato. La cosa bella fu che tutto venne ripreso da un videoman; le fasi iniziali di preparazione a terra, la vestizione con l’imbracatura, la salita in aereo, terminando con il salto vero e proprio e l’atterraggio.
Generalmente, quando vengo ripreso, mi piace sempre scherzare o dire qualcosa; in quelle fasi non dissi una parola!
Notai come il ruolo dell’istruttore fosse determinante. Sorridente e sicuro di sé, aveva un modo magico di descrivere quello che sarebbe stato il salto, facendolo sembrare della stessa facilità di una scampagnata; mi diede molta tranquillità.
A bordo dell’aereo mi ero quasi autoconvinto che stavo gestendo bene i nervi e che tutto sommato ogni giorno centinaia di persone lo fanno. Quando però ero giusto tra il portellone ed il vuoto , fui colto da una sensazione non descrivibile; un misto tra “Senti, lasciamo perdere” e “Se lo faccio mi verrà un infarto”.
Alla fine il coraggio ha avuto la meglio. Il lancio, che lo dico a fare, è adrenalina pura e capii perchè tante persone non possono fare a meno di quei brividi. Non ho potuto percepire la durata; potrei dire che è stato un attimo abbastanza lungo però da continuare a rivivere, anche a distanza di anni, quelle sensazioni; per me queste furono un misto di paura e benessere.
Dopo quella esperienza, sono stato tentato tante volte di seguire il corso che permette di diventare paracadutista a tutti gli effetti, ma il mio impegno nello studio non me lo ha permesso.
&Ecute; indubbio però che lo rivivrei in qualsiasi momento e lo consiglio davvero a tutti, squilibrati e non.
Gianluca Tanda
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